Bruno Caumo: il ricordo di un grande maestro
di Stefano Sembenotti
venerdì 28 agosto 2020

LA STORIA - Aveva eleganza e stile Bruno Caumo. Era un maestro dal portamento nobile, un signore dei campi da tennis. Non che avesse la bandiera di un casato da esibire, anzi, era figlio di contadini, cresciuto nel profumo del fieno, nell’odore acro di stallatico, ma i suoi erano i valori di chi aveva saputo costruirsi la propria strada con determinazione, volontà e dedizione. La prematura scomparsa, quindici anni fa, ha lasciato un vuoto difficile ancora oggi da colmare. Possedeva qualcosa che non si può acquistare con la pratica, che non si può misurare: un talento cristallino. Competente e innamorato del tennis e del suo lavoro, ti catturava con la personalità magnetica e allo stesso tempo con la gentilezza d’animo. Per molti versi aveva mantenuto lo stesso spirito da ragazzo, un uomo che viveva la vita con leggerezza e disincanto, il sorriso ironico, mai frivolo o superficiale. Classe 1947, quinto di sei fratelli, carattere indomito ed esuberante, Bruno, “ragazzino tuttofare”, come lo definisce il fratello Paolo, aveva trascorso un’adolescenza felice, scivolata rapida all’aria aperta, tra le vie di Borgo Valsugana. Seguendo i ritmi della natura, piccoli lavori, l’orto e la stalla, la legna e il fieno, la scuola. Il papà Guido lavorava nei campi, “soldi ne vedevamo pochi”, ricorda ancora Paolo - ma l’orto era florido e non faceva mai mancare nulla in tavola. Tanto che mamma donava spesso qualcosa alle famiglie più povere.”
SCOPERTA - Bruno aveva cominciato ad affacciarsi incuriosito sulla vecchia e arrugginita recinzione del grigio campo da tennis in cemento, pieno di buche, che si trovava in via Mercato, sede ancora oggi del Circolo Tennis Borgo. L’avevano costruito gli austriaci all’inizio del secolo, ed era frequentato da medici e professionisti che si dilettano nella stagione estiva. Uno dei più assidui era il dottor Valle, titolare della farmacia, ligure di origine, sposato con una ragazza trentina. Grande appassionato. Il farmacista aveva preso in simpatia quel ragazzo dall’aria sveglia che si fermava pomeriggi interi a osservare i giocatori, lo aveva invitato a provare, ma soprattutto ci aveva messo poco a intuirne la predisposizione naturale. Non gli mancava nulla, percezione, coordinazione, cinestesia, riflessi, persino grazia e controllo. E apprendeva con una rapidità impressionante. Così i due si trovano frequentemente a giocare, Valle paziente gli dà i rudimenti, è un tennista flemmatico, ma dotato di buona tecnica. Insieme a Caumo c’è pure l’amico Eddy Schwannauer, che sarà poi suo compagno di squadra in tanti tornei veterani. Tutti due sono anche ottimi calciatori, “Bruno fece un provino con la Pistoiese in Toscana”, racconta Paolo - alla fine però scelse il tennis”. Schwannauer invece si avventurerà al Sud per tentare la via del calcio professionistico in serie C. Dopo l’anno di militare trascorso a Cuneo, Valle convince Caumo a provare con la Scuola Nazionale Maestri, a Roma. “Ti iscrivo io - promette il farmacista, che è un buon amico del direttore, Angelo Bartoni. “Nessuno in famiglia conosceva il tennis e papà era contrario - spiega Paolo - “a zugar con le balote no se combina nient”, diceva. Ma Bruno alla fine vinse tutte le resistenze. Lo accompagnai alla stazione e prese il treno per Roma.”

MAESTRO - Si diploma nell’estate del 1973, dopo un primo apprendistato a Pontecorvo, nel Lazio. Sale a Borgo per comprarsi una Fiat 128 di seconda mano, e con quella comincia a girare per il Salento. Lavora a Tuglie, quindi a Maglie dove allena l'allora speranza azzurra Luigi Costa, che l’anno successivo vincerà la Coppa Lambertenghi. Benvoluto e apprezzato ovunque. Torna in Valsugana con un’idea fissa in testa, continuare gli studi e prendersi il diploma di geometra. “Andava a scuola con i ragazzini, ma per lui non era un problema, quando si metteva in testa una cosa non c’era verso di fargli cambiare idea. Aveva una determinazione e una volontà non comuni.” Nel 1974 raccoglie l’offerta del Tc Bolzano, lo aveva cercato il direttore sportivo Niki Jungl “gran signore e grande amico di tutti”, un azzimato dirigente, triestino di lingua tedesca, attivissimo e appassionatissimo, ex calciatore “Non potevamo fare scelta migliore”, annoterà Giovanni Ravagnolo, allora presidente del Club. Caumo andò ad avviare i primi corsi di tennis con i ragazzini dell'epoca. I più grandicelli erano Peter Snajdr e Franco Casale, e del gruppo facevano parte anche Peter Laichner, Paolo Giannelli, Luigi Salandin e i fratelli Dalle Nogare. Una generazione formidabile coltivata con la competenza del tecnico e le qualità morali dell’uomo.

SUPER SQUADRA - Ma Caumo non si limita a insegnare, è anche un giocatore di straordinario temperamento. “Era capace di mandare in frantumi il tuo tennis - spiegherà Piero Benini, suo compagno di circolo. Non gioca mai il colpo che il suo avversario si aspetta, sa alternare velocità e lentezza, imprimere effetti imprevedibili alla palla, cambiando sovente direzione all’ultimo istante. Il suo è un tennis fatto di smorzate e di demi-volee da fondocampo. Occupa lo spazio in maniera sorprendente, ti obbliga a riflettere. “Sembrava che avesse più soluzioni a disposizione. Ti addormentava con lunghi palleggi precisi, poi si presentava a rete e chiudere il punto, tu rimanevi lì intorpidito perché non riuscivi quasi mai a tirare il passante come avresti voluto.” Alla fine degli anni Settanta è il dominatore incontrastato della scena regionale, anche Basso è costretto spesso a inchinarsi alla bravura del compagno. Insieme vinceranno il doppio al Città di Trento nel 1977. Il Tc Bolzano di Caumo, Basso, Korthals, Dalle Nogare, Giannelli, Salandin e Snaydr non ha rivali nei campionati a squadre di serie C, colleziona titoli in serie e nel 1979, a sette anni di distanza dalla famosa finale di Como raggiunta insieme a Trento, centra l’ingresso al girone finale a quattro di Sestri Levante. Sembra l’occasione giusta per sfatare il tabù, la conclusione invece è ancora più amara, assenti Caumo e Dalle Nogare, infortunato Basso, Bolzano deve accontentarsi del quarto posto. Resterà un piccolo grande rimpianto. Nel 1983 è responsabile della Scuola tennis del Ct Trento dove si stanno facendo le ossa Luca Volpe e Stefano Pagnacco. “Caumo scendeva una volta la settimana da Bolzano per controllare la situazione, ascoltavamo i suoi consigli in silenzio, aveva un carisma che si avvertiva forte.”

SPORTING - Intanto l’ingegnere Giuliano Salvetti ha messo in piedi lo Sporting Villazzano, quattro campi in terra battuta, due in cemento coperti, la piscina. Un circolo con la C maiuscola. “Chiesi a lui perché era il maestro migliore - racconta Salvetti - Se aprite, vengo, mi disse. Non ci lasciammo scappare l’occasione.” Gli anni dello Sporting sono fecondi e brillanti, “Caumo è stato uno dei primi a capire che il maestro di tennis di un circolo non è un impiegato che timbra all’entrata e all’uscita - scriverà sull’Adige Nello Morandi - ma deve entrare a far parte del tessuto di una comunità sportiva come indispensabile momento di comunione tra dirigenti, soci, agonisti e allievi.” Grazie a lui lo Sporting non fu soltanto una piccola isola felice, un ritrovo distinto e un po’ snob, ma anche una stimolante palestra di vita sportiva per molti ragazzi cresciuti su quei campi, i vari Gretter, Frisanco, Fronza, Ravelli, Casagrande, e per qualcuno alla ricerca di nuovi stimoli, come nel caso di Alberto Chiesa e Claudio Rosini che qui vennero ad allenarsi. “Bruno è stato praticamente un secondo padre per me - confida con gli occhi che brillano Stefano Gretter - sapeva essere severo quando serviva, ma riusciva sempre a farci divertire.”
BRASIL - “Brasil…forza Brasil, devi giocare così…Brasil! Erano le sue espressioni più caratteristiche, il suo modo per incitarti e spronarti a migliorare sempre di più il tuo gioco - sorride Alessandro Casagrande, che a sedici anni vinse il suo primo torneo battendo Giuseppe Montenet, tennista veneto che arriverà al numero 365 al mondo - Bruno è stato un grande uomo, un uomo vero, sincero, leale, maestro sul campo da tennis e maestro di vita fuori dal campo.” Le stagioni dello Sporting dureranno sino a metà degli anni Novanta, un’esperienza che Caumo proverà a ripetere sui campi incastonati nel parco delle Terme di Levico con lo Sporting Valsugana. Quindi Ata e Ct Trento, altre tappe esemplari, tessere di un unico mosaico. Poi la malattia, l’ultima partita con un avversario spietato, inesorabile, una partita giocata comunque a testa alta. Persino con il sorriso. Il dolore composto di una famiglia meravigliosa, la moglie Paola, i tre figli: Giovanna, dirigente di una grossa azienda in Spagna, Alessandra che gestisce un Bed&Breakfast, e il più giovane Tommaso, che ha seguito le orme paterne. Insegnante di tennis, bravo e appassionato. In campo con lo stesso sorriso, il sorriso contagioso di chi aveva amato sino in fondo il tennis e la vita.

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