Tabelloni Campionati Provinciali Individuali Open+3^+4^ dal 22/6
di Stefano Sembenotti
lunedì 16 luglio 2018

E’ calato finalmente il sipario sull’edizione 2018 dei Campionati provinciali individuali giocata come da tradizione sui campi del Ct Trento. Mancava all’appello solo la finale del terza maschile precedentemente rinviata per gli impegni dei due protagonisti, finale che ha suggellato il momento positivo di Shaka Cristellotti, vittorioso in rimonta sul principale favorito del torneo, il 18enne 3.1 del Ct Lavis Mattia Menapace. Un risultato carico di significati per il tennista tesserato per il circolo di casa, classe 1999, protagonista di un brillante avvio di stagione sui suoli extraregionali dove era stato capace di conquistare ben tre titoli di terza e i punti per passare a breve in seconda, ma ancora alla ricerca di una definitiva consacrazione anche sui campi di casa dove finora aveva raccolto meno di quanto forse era nelle sue possibilità. Consacrazione inseguita con ostinata determinazione, perché il merito fondamentale del buon Shaka è stato proprio quello di restare tenacemente aggrappato a una partita che dopo pochi games pareva essere scivolata nelle mani del suo avversario, più ordinato e preciso nelle trame da fondo, più costante nella spinta e subito avanti di un set. Cristellotti ha sballato qualche colpo di troppo nel tentativo di strappare l’iniziativa al rivale, però non ha mollato però la presa, e ha trovato la forza nel momento più difficile per risalire in superficie dopo essere sprofondato 5-6 15-40 nel secondo set. Ha cancellato i due match point e incamerato di forza il tie-break, strappo che ha fatto virare con decisione la partita, Menapace ha subito l’inevitabile contraccolpo e non è più stato in grado di riagguantare un avversario che ha fatto il pieno di fiducia e preso il comando delle operazioni tanto da scattare rapido in testa 3-1 all’inizio del terzo. Una vittoria della volontà che conferma i progressi a livello di tenuta mentale più ancora che di colpi compiuti da un ragazzo che dispone di enormi mezzi fisici, ma che dall’altra non ridimensiona l’ottimo torneo di Menapace, tornato ad allenarsi con profitto a Rovereto e capace di farsi spazio con sicurezza nella parte alta del tabellone. Era la prima testa di serie, ma ha gestito al meglio la pressione, dominando in due set un avversario pericoloso come il 3.2 dell’Ata Andrea Labrocca, e tenendo a distanza in semifinale il 3.1 di casa Giuseppe Ghezzer, arrivato dopo l’intenso derby dei quarti con Giacomo Springhetti, con le pile un po’ scariche per reggere il ritmo incalzante del suo giovane antagonista. Cristellotti dal canto suo aveva dimostrato carattere nel risolvere il difficile match dei quarti con Davide Volpe, giocatore sempre scomodo da affrontare per i suoi continui cambi di ritmo, quindi aveva offerto una convincente prova di forza con un altro 3.1 del Ct Trento, Alessandro Duca. Prova di forza ribadita in finale.

Singolare maschile Terza – Finale: Cristellotti b. Menapace 2-6 7-6(4) 6-2

COSI’ L’OPEN MASCHILE - La terra rossa del Circolo Tennis Trento ha incoronato Gianluca Pecoraro, che ha fatto suo il titolo maschile per eccellenza, quello dell’Open. Vittoria di forza del 2.4 valsuganotto tesserato proprio per il circolo di casa, che pur avendo passato l’inverno a insegnare tennis più che ad allenarsi, ha fatto capire a tutti di avere a questi livelli ancora qualcosa in più evidentemente da spendere rispetto ai suoi rivali, una palla pesante, più fisica e concreta, e la spregiudicatezza di chi in fondo non ha più molto da dover dimostrare. Lo si è visto bene anche nella finale con il 2.8 dell’Ata Stefano D’Agostino, 15 anni a novembre, autentica rivelazione di questo torneo, un ragazzino che ha margini di crescita davvero interessanti, mezzi fisici e personalità, ma non ancora una spinta da fondo così robusta per minare le certezze del 23enne valsuganotto. D’Agostino si muove bene, ha velocità e coraggio, non ha paura di rischiare il colpo quando serve, tiene botta per due set, ma non riesce in fondo a scalfire la solidità di palleggio di Pecoraro che ha trovato la condizione partita dopo partita, e che soprattutto ha l’esperienza per gestire i momenti più caldi del match. Il tennista del Ct Trento si impone in due set combattuti, ma D’Agostino merita comunque la copertina, ha trovato fiducia e convinzione nel corso del torneo ed è stato bravo a giocare con grande determinazione la sfida dei quarti con il 2.5 Pietro Pecoraro, fratello di Gianluca, non si è scoraggiato dopo aver subito il ritorno prepotente del rivale nel secondo set, ma ha ritrovato lunghezza e profondità di palleggio per imporsi al terzo. Poi ha sorpreso il principale favorito della prova, il levicense Lorenzo Schmid, a cui non ha sicuramente giovato essere entrato in pista dalle semifinali, complice il ritiro di Sasha Rampazzo. D’Agostino ha aggredito gli scambi sin dall’inizio, mentre Schmid ha faticato a trovare le giuste contromosse. Gianluca Pecoraro invece era sbarcato in finale dopo aver fatto sua una partita in due atti con il roveretano Mattia Lotti, che nei quarti era stato capace di annullare due match point a Ferrarolli. Lotti è partito bene, subito avanti 5-2 poi però Pecoraro ha aggiustato il dritto e preso il comando delle operazioni. Lotti ha salvato un set point sul 5-6, agganciando il tie-break, la pioggia però ha rimandato il discorso al giorno dopo. Pecoraro è ripartito convinto, Lotti no, e dopo aver ceduto il tie-break ha smesso di lottare.

COSI’ L’OPEN FEMMINILE – Anche nell’Open femminile non ci sono sorprese, vince la giocatrice più accreditata in termini di classifica, la 17enne 2.6 di casa Lucrezia Maffei, che rilancia una stagione sin qui piuttosto in sordina con una prova di sostanza e qualità opposta a Caterina Odorizzi, 2.8 dell’Argentario, che pure era arrivata in fondo con piglio davvero convincente, mettendo sotto in due set la seconda favorita del seeding, la 2.7 del Ct Trento Giulia Maistrelli. La Odorizzi lotta da fondo, ma non arriva mai a scalfire le solide certezze della Maffei, che tiene sempre saldamente in mano il gioco e il punteggio con un palleggio aggressivo e profondo. La tennista dell’Argentario prova a scuotersi in avvio di secondo set, ma l’inerzia resta tutta dalla parte della tennista del Ct Trento che è attenta ad evitare che la partita si allunghi pericolosamente e a imporsi in due set.

COSI’ IL TERZA FEMMINILE – Tocca poi a Martina Schmid iscrivere il suo nome al club esclusivo delle giovani campionesse. La terra rossa del Circolo Tennis Trento esalta le qualità della 15enne tennista dell’Ata che si prende con forza tutta la scena nella prova riservata alle giocatrici di terza categoria. Successo annunciato, ma non scontato. La Schmid in ogni caso dimostra personalità assolvendo con molta autorevolezza il ruolo di prima favorita, e dopo aver respinto l’assalto di un’altra giovanissima emergente di scuola Ata, la rotaliana Noemi Maines, classe 2006, domina anche la finale con la compagna di circolo Beatrice Zanlucchi. Quest’ultima era stata brava a rovesciare il pronostico con la 3.1 del Tc Brentonico Alessia Passerini, ma nella sfida decisiva non le riesce di essere altrettanto pungente, merito della Schmid, che ha irrobustito i colpi, reso più solido il palleggio. La Zanlucchi può solo difendersi, strappare qualche bel punto, ma il match non sfugge mai al controllo della sua rivale, che qui aveva già vinto il quarta nel 2016. La crescita indubbiamente c’è stata, e il torneo di piazza Venezia ha mostrato alla Schmid quanto siano ampi pure i margini per salire ancora.

COSI’ IL QUARTA MASCHILE - A quattro anni esatti di distanza dall’ultimo successo sulla terra rossa del Ct Trento Oscar Pallaoro torna sul trono della quarta categoria. Era il principale favorito e non ha tradito, anche se non ha avuto nemmeno bisogno di scendere in campo in finale contro Andrea Rossi. Il 4.1 del Ct Lavis si era infortunato la scorsa settimana durante il torneo del Calisio, un problema muscolare che l’ha costretto a rinunciare in partenza alla sfida con Pallaoro. Peccato perché la partita si preannunciava interessante viste anche le diverse caratteristiche dei due giocatori, più attaccante il tennista del Ct Trento, più regolare e attendista il secondo. Pallaoro era stato anche il primo ad arrivare in fondo, la classifica di 4.3 determinata dalla poca attività lo ha costretto a passare dalle qualificazioni, ma è stato un buon modo per trovare confidenza e sicurezza. I colpi non appartengono certo a questa categoria, e lo si è visto bene nella semifinale con Alessio Zamboni, 14enne 4.2 dell’Ata che ha già i numeri e risultati per salire 3.5, ma non ancora i mezzi fisici per fronteggiare il gioco arrembante e completo del suo avversario. Pallaoro, ha fatto il bello e il cattivo tempo per un set, poi ha sofferto il ritorno del giovanissimo rivale, ma è riuscito comunque a chiudere con un po’ di fiatone, evitando di allungare pericolosamente il match. Rossi si era fatto strada nella parte bassa del tabellone, quella sicuramente più equilibrata, ha approfittato nei quarti del ritiro di un ritrovato Gabriele Taddei, quindi ha imposto il suo palleggio preciso a Luca Odorizzi, 4.1 dello Sportivando. I guai fisici poi lo ha bloccato proprio sul più bello.
Pallaoro ha fatto suo anche il titolo del doppio di quarta in coppia con Max Dallafior, ritornato in campo al fianco dell'amico dopo un lungo periodo di inattività. Il titolo del doppio terza non è sfuggito invece ai principali favoriti, i tennisti dell'Ata Marlon Sterni e Andrea Labrocca, vittoriosi in finale con Ghezzer-Menapace.

COSI’ IL QUARTA FEMMINILE – Il quarta regala la finale che non ti aspetti tra due giovanissime, l’atina Lisa Tomasi e la roveretana Bianca Cioffi, ventisei anni in due. Palcoscenico guadagnato con pieno merito: Lisa non si lascia imbrigliare in semifinale dall’esperienza di Monica Bertoldi, autrice dell’eliminazione della principale favorita, la solandra Marilena Menapace; Bianca si fa strada con sicurezza nella parte bassa del tabellone inizialmente presidiata dalla darzese Antonella Ferremi e dall’atina Eleonora Zanlucchi. La sfida decisiva però non sfugge mai dalle mani della Tomasi, brava e concreta, è vero che la roveretana ha colpi più pesanti e centimetri da sfruttare con la battuta, ma le manca ancora la continuità necessaria per spezzare il palleggio tenace e preciso della rivale, che ha carattere da vendere e tanto mordente, qualità che la spingono decisa verso il traguardo.

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